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La nostra società è attraversata da una crescente vulnerabilità degli individui, da una cronicizzazione delle aree di emarginazione e da una accentuata frammentazione delle comunità, tre fenomeni tra loro interconnessi e dovuti a trasformazioni sociali, culturali, demografiche ed economiche che hanno luogo a livello locale e nazionale.

Ad esempio, l’aumento di episodi di indifferenza o addirittura di intolleranza e violenza verso alcune categorie di persone è indice di chiusura, insicurezza e malessere individuale, oltre che sintomo di un processo di disgregazione sociale.

L’attuale crisi finanziaria e le sue conseguenze sull’economia reale rischiano di aggravare questo scenario, rendendo ancor più difficile – in un contesto di diffusa vulnerabilità – l’intervento sulle forme di disagio più grave. Infatti, sempre più persone versano in situazioni di fragilità, cadono e rimangono bloccate in circuiti di esclusione sociale, si confrontano con una crescente scarsità di opportunità di vita e di riscatto, in termini di lavoro, famiglia, relazioni significative, e anche una volta reintegrate sono esposte al rischio della precarietà e del ritorno alla marginalità. Spesso tali situazioni sono riconducibili a una pluralità di condizioni personali e sociali o di eventi che riducono soggetti già deboli in uno stato di grave disagio e abbandono, che si acuisce in assenza di un sistema di relazioni e di servizi in grado di fungere da rete di sicurezza per la persona.